PFM (parte 1 gli esordi)

Posted on February 7th, 2007 by Luca.
Categories: Prog rock.

In Italia, verso la fine degli anni Sessanta, l’affermazione di un cantante o di un gruppo vocale-strumentale passava quasi sempre per la canzone d’evasione.
I complessi, formati da un numero variabile di elementi, avevano due caratteristiche fondamentali: un cantante di ruolo, abbastanza ‘bello’ da piacere al pubblico femminile, e un repertorio di canzoni orecchiabili. I brani erano per lo più cover di successi inglesi o americani, con testi lontani dal significato originale e, fino all’avvento di Battisti, la loro scelta era il momento più creativo dell’intera produzione. In questo panorama “I Quelli”, gruppo formato da Franz Di Cioccio, Franco Mussida, Flavio Premoli e Giorgio Piazza, rappresentavano un‘eccezione. Cantavano a turno un po’ tutti, ma il loro chiodo fisso era la cura con cui affrontavano le parti musicali e la loro esecuzione dal vivo. Scoperti ed utilizzati per questa dote dagli arrangiatori più in vista di allora, come Reverberi, Massara e Mariano, cominciarono a frequentare sempre più spesso le sale di registrazione, collaborando con artisti importanti quali Battisti, Mina, Celentano e De André. Erano chiamati perfino a registrare le basi musicali per i dischi di altri gruppi di successo. I dischi di “I Quelli” avevano un discreto successo, ma non era questo ciò che faceva parlare di loro nell’ambiente musicale, ma il fatto che, in breve tempo, furono ritenuti il quartetto più quotato e richiesto nel giro dei session-men.

 

Fu la loro fortuna, perché il tramonto dei complessi più noti, salvo qualche raro caso di longevità artistica come i Nomadi e i Pooh, coincise con l’inarrestabile ascesa della musica progressiva. In questo filone, poi etichettato col termine di pop music, confluivano frammenti di musica classica, jazz, musica popolare e rock. Era un bel crogiolo di idee dove si poteva dare sfogo alla più totale creatività. Il destino volle che nel momento in cui “I Quelli” sentivano l’esigenza di essere qualcosa di più che semplici accompagnatori, la comunicazione più sentita dai giovani parlasse il linguaggio degli strumenti. Questi nuovi fermenti, insieme ad una grande voglia di riscatto discografico, li spinsero a cercare una nuova identità, con sonorità al di fuori del collaudatissimo schema da loro stessi chiamato “Chitabasbatorga” (chitarra, basso, batteria e organo). Le cose iniziarono a muoversi. Durante una serata al “Paradise”, un locale nei pressi di Brescia, un amico parlò loro ( divenuti, nel frattempo, discograficamente “I Krel” ma per le serate ancora “I Quelli” )  di un musicista che suonava il flauto e il violino con un piglio più rock che classico. Era l’estate del ‘69. L’incontro con Mauro Pagani, che all’ epoca suonava con “I Dalton”, fu feeling al primo udito, tanto che Mauro si unì subito al gruppo. Continuavano ad esibirsi nelle balere, ma sentivano crescere in loro l’esigenza di cambiare repertorio e genere musicale, anche per integrare meglio Mauro nella formazione. Sentivano l’esigenza di nuovi stimoli e di nuovi modelli. Li trovarono nei Chicago, nei King Crimson, nei Jethro Tull, negli Excepsion e nei Flock, gruppi in cui la struttura convenzionale della canzone veniva ampliata, concedendo più spazio all’arrangiamento, al virtuosismo e all’improvvisazione. Cominciarono le prove per il nuovo repertorio con un ritmo di lavoro molto duro, quasi da naja. Con sedute di otto ore e multe salate per i ritardi, usate poi per finanziare l’acquisto di nuovi strumenti e della prima auto del gruppo, iniziò la metamorfosi.

 

Fonte pfmpfm.it

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Arbeit Macht Frei

Posted on January 27th, 2007 by Luca.
Categories: Prog rock.

 

Con il debutto discografico di Arbeit Macht Frei ci sono già tutte le componenti che faranno la storia degli Area: l’impeto strumentale e la contaminazione sul piano musicale, e l’impegno umano e politico sul piano ideologico.
Musicalmente “Arbeit Macht Frei” offre ottimi spunti che vanno dall’improvvisazione free jazz al rock, anche se in minor parte, mentre dalla musica etnica vengono ripresi i tempi dispari e i modi “orientaleggianti”. In questo contesto il disco unisce avanguardia e tradizione popolare regalando alcune situazioni molto godibili e trascinanti che hanno reso caratteristico il suono “area”. “Luglio, agosto, settembre (nero)” è il brano che senza dubbio sintetizza queste soluzioni al meglio, grazie anche a uno strepitoso tema strumentale. Non manca poi qualche momento sperimentale come “L’abbattimento dello Zeppelin” o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”.
A contribuire alla riconoscibilità artistica degli Area è senza dubbio la presenza di Demetrio Stratos, una delle voci più interessanti e tecnicamente progredite del panorama italiano. Le interpretazioni di Demetrio sono caratterizzate da un’estensione vocale invidiabile e da un’emissione altrettanto potente. Il suo studio sulla voce non è che agli inizi e già non ha né paragoni né precedenti.
Nei suoi principi musicali “Arbeit Macht Frei” è assolutamente innovativo (tutte le musiche sono opera di Fariselli), ma è comunque privo di “estremismi”. Alcune di queste combinazioni saranno sviluppate in altri momenti alternando fughe in avanti e ritorni: dall’audacia elettronica del successivo “Caution Radiation Area” (’74), al nuovo confronto con la canzone in “Gioia e rivoluzione” (da “Crac”, ‘75) al jazz-rock più osservato degli ultimi lavori. Spariranno invece le tracce vicine al rock tradizionale che in questo primo lavoro si avvertono ancora qua e là, ad esempio in “Consapevolezza” o nella stessa “Arbeit Macht Frei”, complice la chitarra elettrica di Paolo Tofani.
Questo è un album che suona indubbiamente “progressivo”, ma solo per quanto riguarda il superamento degli schemi consueti del far canzone e per una contaminazione che suona ardita ma naturale. A iniziare dalla voce araba che apre il disco e che sancisce da subito l’attrazione del gruppo per il mondo mediterraneo/mediorientale.
Per quanto riguarda invece l’impegno contenutistico del progetto Area basta prendere i testi, districati tra metafore ed ermetismi di non facile lettura e per nulla convenzionali, tutti firmati da Gianni Sassi (produttore degli Area) sotto lo pseudonimo di Frankenstein.
A partire da quest’anno, grazie anche al buon esito dell’LP, per il gruppo inizia un’intensa attività concertistica. Inizialmente il tour promozionale di “Arbeit Macht” Frei fa da supporto alle date italiane di gruppi come Soft Machine e Gentle Giant, ma ben presto gli Area trovano un loro pubblico specifico, dimostrando di saper gestire la comunicazione anche nella ricerca e nella sperimentazione dei linguaggi.
Nella prima line-up degli Area compare anche il bassista Patrick Djivas che però lascia il gruppo per entrare nelle file della PFM. Per il secondo disco viene sostituito da Ares Tavolazzi che nello stesso periodo incide anche per Franccesco Guccini.

 

M. Novaro - L.Guidi

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Osanna

Posted on January 22nd, 2007 by Luca.
Categories: Prog rock.

Nati dall’unione tra 4 componenti della prima formazione del gruppo Città Frontale (ex Volti Di Pietra) ed Elio D’Anna, proveniente dagli Showmen, gli Osanna sono tra i primi al mondo a proporre spettacoli live con i visi truccati. La loro musica è fatta anche di immagini create attraverso una teatralità mediterranea.

Balzano all’attenzione del pubblico con l’album L’uomo, cui segue Preludio Tema Variazioni e Canzona, opera scritta da Luis Enriquez Bacalov e colonna sonora del film Milano calibro 9.

Il successivo Palepoli è ritenuto uno dei vertici del progressive italiano grazie alla sapiente miscela di sonorità folk partenopee e mediterranee, tra violenti assolo di chitarra elettrica e mellotron. Al disco è associato un tour teatrale omonimo.

Nel 1974, con il gruppo minato da forti dissidi interni, esce Landscape of life al quale partecipa anche Corrado Rustici, fratello di Danilo. Il gruppo si scioglie, ma si ricostituisce nel 1977 senza Elio D’Anna, sostituito dal tastierista Fabrizio D’Angelo, e con Enzo Petrone al basso. Con questa formazione gli Osanna realizzano Suddance nel 1978, disco che non riscuote il meritato successo, per poi scogliersi nuovamente all’inizio del 1979.

 

Fonte Wikipedia

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Stalingrado (Stormy Six)

Posted on January 9th, 2007 by Luca.
Categories: Prog rock.

Fame e macerie sotto i mortai
Come l’acciaio resiste la citta’
Strade di Stalingrado, di sangue siete lastricate;
ride una donna di granito su mille barricate.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi trovera’ Stalingrado in ogni citta’.
L’orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffe’,
l’inverno mette il gelo nelle ossa,
ma dentro le prigioni l’aria brucia come se
cantasse il coro dell’Armata Rossa.
La radio al buio e sette operai,
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile,
vola un berretto, un uomo ride e prepara il suo fucile.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi trovera’ Stalingrado in ogni citta’.

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Napoli centrale

Posted on December 28th, 2006 by Luca.
Categories: Prog rock.

La nascita del progetto Napoli Centrale prende il via dopo la fine degli Showmen, storica formazione di rhythm’n'blues italiana, passata alla storia almeno per il travolgente successo di “Un’ora sola ti vorrei”. E’ la seconda metà degli anni Sessanta: gli Showmen si fanno notare a Sanremo e al Cantagiro. Nel gruppo James Senese ( Ha curato le musiche del film di Ludovico Gasparini “No grazie , il caffè mi rende nervoso” (1982) con Lello Arena e Massimo Troisi, film in cui ha partecipato anche come attore interpretando sé stesso) suona sassofono e flauto, mentre Franco Del Prete è alla batteria. L’inizio degli anni Settanta, con la crisi del gruppo, porta a una seconda edizione degli Showmen, ma l’iniziativa è destinata a fallire. E’ allora che Senese e Del Prete formano i Napoli Centrale. In pieno furore pop progressivo la nuova sigla non passa inosservata. Prende a prestito il miglior jazz-rock elettrico da Weather Report e dalla musica d’improvvisazione afro-americana, ma non dimentica la cultura delle campagne, le tensioni sociali, le sperequazioni tra Nord e Sud, mondo industriale e rurale. In un’Italia attraversata da bagliori di rivolta, dal forte vento della contestazione giovanile, Napoli Centrale nel 1975 usa un linguaggio diretto, senza peli sulla lingua. I consensi sono immediati, anche perché il disco contiene brani come “A gente ‘e Bucciano” e soprattutto “Campagna” che fanno breccia nello scenario della giovane musica italiana. Con Senese e Del Prete sono Mark Harris (pianoforte) e Tony Walmsley (basso).

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